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COME SUPERARE IL PASSAGGIO GENERAZIONALE

4 11 2021 | Blog, Leadership

QUALE E’ IL MODO MIGLIORE PER GESTIRE IL PASSAGGIO GENERAZIONALE IN AZIENDA? COSA PUO’ RENDERLO PIU’ SEMPLICE?

Qualche giorno fa parlando con uno degli imprenditori, nostro ambasciatore, mi ha raccontato di aver incontrato, ad un meeting organizzato da Confindustria nella sua regione, Gianluca Rana, figlio di Giovanni Rana, il quale durante il suo intervento ha parlato di Sinergia Generazionale.

Questo termine mi è piaciuto davvero molto rispetto al classico passaggio generazionale, perché trasferisce maggiormente l’idea di un desiderio di continuità e soprattutto di una ricerca del meglio che esce dall’esperienza di due generazioni diverse.  Il termine sinergia infatti si utilizza per definire due forze od elementi che operano al conseguimento di uno stesso fine; lo stesso fine. 

In #Authenticleader crediamo fortemente nella complementarietà ed inclusione di diverse prospettive per generare nuovi modi e soluzioni che includono, appunto, il meglio di entrambe le parti. 

Per fare questo, però, è necessario uscire dalla dicotomia, molto egocentrica, che esista un solo modo e che solo uno è giusto e partire, invece, sempre e comunque dalla Vision imprenditoriale e cioè dal contributo unico che l’azienda vuole portare nel contesto in cui opera. Il fine comune di cui parlavamo prima.

Sai quale sia la tua Vision imprenditoriale e quale contributo vuoi portare nel mondo? A tal proposito ascolta la puntata del Podcast degli imprenditori: “Dove diavolo vuoi portare la tua azienda?”

Spesso è proprio su questo punto che le due generazioni ritrovano un terreno fertile per aprire una conversazione, anche se poi nell’esecuzione utilizzano modalità diverse.

Il passaggio essenziale per creare una sinergia generazionale è ritrovare il fine comune.

Ai nostri Mastermind hanno partecipato due generazioni contemporaneamente con l’obiettivo di trovare un equilibrio; moltissime volte sono emersi dei “non detti” molto profondi che giustificavano le incomprensioni e tensioni del passato.

Le relazioni umane non sono semplici, perché l’essere umano è complesso e quando si tratta di relazioni familiari la faccenda si complica ulteriormente e la lista dei “non detti” si allunga inesorabilmente; si ha paura di rompere l’intero equilibrio familiare. 

Quali sono le credenze più frequenti?

per la prima generazione

“pensa di sapere tutto lui/lei e mi fa sentire un cretino o inutile”

“pensa che qualsiasi cosa ho fatto sia sbagliata e quindi mi fa sentire sbagliato”

“vuole ridisegnare tutto senza rispettare la nostra tradizione e questo mi fa sentire come se tutto quello che ho sopportato nella mia vita non sia servito a niente”

“si vuole prendere il merito del rilancio e questo mi fa sentire un fallito”

“l’idea di spostarmi mi fa sentire vecchio ed inutile”

per la seconda generazione

“non ascolta niente di quello che dico e questo mi fa sentire piccolo o che non mi stima”

“mi sento un enorme carico sulle spalle per le aspettative che ci sono sul futuro della società e non mi sento supportato”

“pensa di sapere tutto lui e questo mi fa passare la voglia di pensare a nuovi modi di fare le cose” (a volte diventa qualcosa del tipo “si schianti pure tanto l’azienda è sua”)

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Perché è importante partire da questi “non detti”? Perché alla fine il passaggio generazionale è un percorso da fare insieme; e nella nostra esperienza sono questi aspetti taciuti, con il voler imporre la propria posizione egocentrica, a bloccare la creazione di quella sinergia che è capace di generare tantissimo valore.

Nessuno fa impresa da solo e nessuno può costruire una reale sinergia generazionale da solo.

Non si ha idea di quanti giovani imprenditori si trovino al bivio tra rimanere nell’azienda di famiglia, che non sentono loro, ma per la quale provano una grande responsabilità e il desiderio di mettersi davvero alla prova creando qualcosa in cui credono.

Spesso mi capita di incappare in situazioni del genere, in cui sento che c’è un potenziale inespresso, in cui la prima generazione tiene caparbiamente fuori il nuovo per paura di sentirsi vecchio.

D’altro canto è similmente pericoloso quando nel passaggio generazionale si va in delega totale; proprio l’altro giorno un imprenditore di prima generazione ha detto davanti al figlio “adesso deve farla girare lui, io sono qui ma la responsabilità è sua”. Anche questo è un tipo di relazione poco sana nella quale si perde il potenziale del contributo che due prospettive e generazioni diverse possono apportare a quell’azienda.

Il passaggio generazionale è sicuramente una questione delicata e fondamentale per l’azienda e crediamo che vada innanzitutto gestita a livello umano con consapevolezza, chiarezza e capacità di ascolto, mettendo da parte il proprio ego.

Proiettare la tradizione e la storia nel futuro. 

Questo dovrebbe essere il filo che unisce le generazioni.

Rispettare le tradizioni, aprirle al futuro. Senza storia si rischia di perdere l’anima ma senza futuro si rischia di morire.

Esistono tanti casi di idilliaci connubi nei quali l’azienda viene guidata in totale armonia in una direzione comune. Quindi la sinergia generazionale è assolutamente fattibile ed auspicabile.

Nella nostra community tanti leader hanno aziende familiari e grazie all’apertura di questo spazio di consapevolezza e chiarezza sono riusciti a far diventare il passaggio generazionale un fonte di rinnovata energia all’interno della loro azienda.

Se sei curioso di sapere quali siano le domande da porsi per prendere consapevolezza delle tue dinamiche familiari leggi anche l’articolo “Come sopravvivere all’azienda di famiglia”

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