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COME CAPIRE COSA NON FUNZIONA IN AZIENDA

21 06 2021 | Blog, Fare impresa

Spesso sentiamo che le nostre aziende non fluiscono come dovrebbero o che il team non produce risultati come vorremmo; sentiamo il problema e il fastidio ma non sappiamo esattamente quale sia il problema.

Vediamo il sintomo ma non conosciamo la causa e questo porta a due possibili scenari:

– andiamo per tentativi provando ad apportare dei cambiamenti 

– ci teniamo il fastidio e cerchiamo uno o più colpevoli per dare un senso al disagio

Proprio questo week-end durante la nuova edizione dei nostri Business Mastermind abbiamo affrontato la questione.

Come imprenditori tendiamo a voler essere interventisti e quindi a voler sistemare, aggiustare ed eliminare se necessario, per poter andare avanti il più velocemente possibile.

Talvolta però questa nostra tendenza ci porta a:
 

1) sprecare tempo ed energie magari nel posto sbagliato

2) tappare il buco senza lavorare realmente sulla causa

3) creare un clima di incertezza e confusione all’interno del team

Quando questo “fastidio” avviene in momenti di forte stress o di sfida, come quello che stiamo attraversando a causa di Covid, la tendenza può addirittura quella di tagliare, escludere o giustiziare qualche prodotto, area o membro del team, come se togliendo o isolando quel “pezzo”, l’intera macchina potesse funzionare meglio.

Quando in azienda qualcosa non funziona, nella mia esperienza, la causa non è mai una e spesso è qualcosa che non si vede e quindi bisogna avere la pazienza e la curiosità di investigare prima di agire.

Nella Teoria a U, Otto Scharmer, Professore al MIT di Boston e Fondatore del Presencing Insitute, propone dei passaggi per portare le aziende ad un reale cambiamento: Osservare, Lasciar andare e Innovare.

Molto sinteticamente questo vuol dire che prima ci deve essere una fase di investigazione (osservazione) nella quale non si sta cercando la soluzione ma semplicemente si “scende” nell’organizzazione per capire quale è “la vita vera” e quali sono i comportamenti, modi di comunicare, convinzioni e valori che più o meno consciamente guidano ogni giorno ed ogni attività.

In questa fase è necessario sentire e non solo capire. Nella mia esperienza infatti è “il non detto” che contiene un sacco di informazioni utili e le persone sono felici di dirlo quando sentono che c’è un reale spazio di ascolto senza giudizio oltre ad un reale desiderio di cambiare. Spesso si tratta di qualcosa di sottile che quando intercettato fa la differenza o come dice Robert Ditls “la differenza che fa la differenza”.

Quello che apparentemente sembra un problema di esecuzione, spesso è invece una questione di mancanza di comunicazione, comprensione o chiarezza all’interno dell’azienda. Questo è quello che vedo ogni giorno all’interno delle aziende con le quali lavoro.

La fase successiva, indicata da Scharmer, è poi quella del lasciar andare. Prima di introdurre qualcosa di nuovo, molto probabilmente c’è qualcosa del vecchio che deve essere rivisto, attualizzato o magari addirittura eliminato, perchè blocca anche solo il pensare al nuovo.

Questa è la fase più difficile perchè, anche davanti all’evidenza del non funzionamento, spesso gli imprenditori stessi fanno fatica a cambiare; le motivazioni possono essere diverse ma sono proprio questi blocchi all’aggiornamento del software con il quale si opera che rendono tutto così difficile. Una cosa è certa: se l’imprenditore non cambia, l’azienda non cambia.

Come diceva Einstein” La misura dell’intelligenza è data dalla capacità di cambiare quando è necessario”.

Credo che gli imprenditori siano molto intelligenti ma il modo di pensare dominante che frena è quello di intendere le aziende come delle realtà schematizzabili, prevedibili e perfettamente organizzabili e quindi implicitamente, senza grande necessità di aggiornamento mentale. Questo è quello che ci hanno insegnato e questo è ciò che utilizziamo come modello mentale per operare. 

Questo è il vecchio che ci affligge.

Inserire una nuova procedura non vuol dire che le persone poi la seguiranno

Un nuovo gestionale non è detto che verrà poi utilizzato o mantenuto aggiornato

Ripetere alle persone che devono collaborare o essere una squadra, non farà sì che lo siano

Presentare un organigramma non comporta che poi le persone rispettino i ruoli

Se fosse così facile, tutto scorrerebbe liscio nelle aziende. Sappiamo che non è così.

Le nuove teorie di business consapevole, come la Teoria a U, nascono proprio per permettere alle aziende di evolvere e prosperare, andando ad aggiornare ed ampliare questo modo di pensare vecchio, poco realistico e assolutamente non adatto ad affrontare un mondo in così costante evoluzione.

Ogni volta che cerchiamo di tappare un problema in azienda senza investigare e senza ascoltare/sentire quello che non è tangibile, stiamo bloccando il potenziale di innovazione, generatività e creatività della nostra azienda. Stiamo provando a disegnare il futuro partendo sempre e comunque dal passato. Piantiamo i semi ma non togliamo le erbacce e se le togliamo non ci domandiamo cosa ha fatto sì che quelle erbacce si radicassero così tanto.

Ogni volta che pensiamo che le cose vadano solo capite siamo dei folli, perchè le aziende sono persone che fanno cose per altre persone.

Ogni volta che togliamo dal conto la variabile umana e il desiderio delle persone di essere viste, ascoltate, apprezzate stiamo usando un software vecchio di decenni.

Ogni volta che pensiamo che semplicemente aggiungendo qualcosa o qualcuno, per magia tutto cambierà. abbiamo perso di vista la complessità dell’organismo vivente che è un’azienda.

Ogni volta che pensiamo che fare impresa alla fine siano i numeri, non abbiamo capito niente di come costruire un sistema sano dentro e fuori la nostra azienda.

Le aziende vanno viste, sentite, capite e poi disegnate ed organizzate in modo che possano fare il loro percorso in modo sano, utile e profittevole.

Nel modello della Teoria a U infatti il disegnare/agire avviene solo alla fine come naturale conseguenza dei passaggi precedenti.

Quando alla fine dei nostri Mastermind i nostri imprenditori riescono a cambiare le loro aziende e a raggiungere nuovi risultati non è per qualche strumento magico o formula perfetta; questo avviene perchè cambiano il loro modo di concepire l’azienda, se stessi e quello che li circonda. Hanno le risorse interne necessarie ed il coraggio di iniziare un cammino di riscoperta della propria azienda e grazie alla chiarezza acquisita sanno quale è la strada che devono e voglio fare.

Come in tutte le cose il cambiamento parte da dentro, non è mai uno strumento o uno schema che fa la differenza. Anche se mi danno la racchetta di Agassi, non divento Agassi.

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